TRASLOCO
Ci sono gesti i quali, reiterati nel tempo diventano automatismi che assumono le caratteristiche di un ‘rito’; e così, ogni mattina controllo la casella di posta elettronica e do uno sguardo a questa che è la mia seconda ‘nuova’ casa dove ho appena traslocato: non è una cosa che capita spesso; un trasloco.Quando decidi di ‘traslocare’ spesso ipotizzi una sorta di odissea accompagnata da un incredibile stanchezza, -e ne senti i sintomi soltanto al pensiero- per alcuni versi è una specie di avventura, dove devi cercare di dare il meglio di te, in creatività e senso dell’organizzazione: uno spostamento così, ti obbliga ad un cambiamento, rinnovandoti la vita, riorganizzandoti le cose e gli spazi.
Ricordo il mio secondo trasloco da Senago -il paese dove sono nato e ho vissuto la mia infanzia- a Monza, è stato tremendamente faticoso, e perché ho cercato di fare tutto da me volendo contenere le spese il più possibile e perchè il mio fisico non era allenato a fare centinaia di volte le scale con pacchi e scatoloni pieni di libri; ma al contempo è stata un’esperienza entusiasmante perché ha riempito la casa (e le persone) di mille sentimenti differenti: dall’ansia del tempo all’interesse per una nuova casa, dalla gioia alla rabbia e alla tristezza.
Mentre portavo via tutto ciò che era da tempo la mia vecchia casa, essa iniziava a sbiadire perdendo tutti i suoi colori, il suo calore e la sua vita; ogni volta che un’armadio veniva smontato, il vuoto del muro si riempiva di triste solitudine.
Una buona parte del trasloco fu ultimata verso l’ora di pranzo, tutto era pronto per essere trasferito nella nuova abitazione; rimasi solo in quegli spazi confusi e spogli ed è stato allora, che i ricordi e le emozioni presero il sopravvento.
Decisi di fare una foto a quella che sarebbe comunque rimasta la mia casa, per sempre nel mio cuore e nei miei ricordi, una sorta di addio; era a soqquadro, e sottratta di tutto pareva stuprata ed emanava una grande malinconia. Sentivo la vita fuggire via, ogni angolo di quell’abitazione aveva da raccontare alcuni dei miei anni di vita ed io, ascoltavo e vedevo quel tempo scorrermi addosso, restio a lasciarmi andare.
Mi guardai attorno, tutto faceva intendere come io non appartenessi più a quel luogo e viceversa. – in fondo era proprio così, la casa era già stata venduta ai nuovi proprietari-
Una lacrima rigò il mio volto e fu l’addio a quel luogo, che ormai mi sembrava quasi sacro, ma che sarebbe stato profanato a breve da nuove presenze.
Voltai lo sguardo su di una sedia abbandonata in camera da letto, sola come me in quel momento; guardai la cucina vuota con qualche piastrella spaccata, il bagno, il salotto, guardai…….. per non dimenticare.
Impressi nella mia mente tutto il tempo vissuto in quella casa, per ricordare e dare un senso alla memoria……: dietro di me sentii dei passi…….era ora di voltare pagina, era ora di andare!
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