RICHARD STOLTZMAN PER USCIR DI QUARESIMA

Una volta la ‘quaresima’ era limitata a soli quaranta giorni; periodo di rinunce ed astinenza ed in alcuni casi di torture e flagellazioni che, culminavano con la ‘Passio’ e relativa ‘Resurrectio’. Per il sottoscritto,  la quaresima è cominciata più di due anni fa e incessante scandisce lo scorrere del viver mio! Oggi mi sono dovuto calar volutamente nel ‘sepolcro’ e irrispettoso del tempo, mi sono tele-trasportato a velocità supersonica al ‘venerdì santo’.
Spero che, il periodo di ‘sepoltura’ passi in fretta (non vorrei che le mie membra frollino a tal punto da puzzar troppo di cadavere putrefatto!!) e si vada immantinente alla casella ’resurrezione’, senza passar dal ‘via’, stando bene attento a non incappar di nuovo nelle ‘flagellatio’!!!!! Chi ben mi conosce, (chi?), sa il piacer che godo nel disquisir in tal guisa bizzarra et un tantino ‘arcaica’, sollazzo che mi prendo di tanto in tanto , usando a piacer un linguaggio simil ‘forbito’ o ‘bi-forcuto’ che dir si voglia!)
Lasciando gli scherzi agli scherzosi, come del resto si convien……..e!; Oggi avevo bisogno di colmare il cuore di suoni dell’anima, suoni da condividere con voi, suoni che solo il clarinetto di Richard Stoltzman riesce a donare, portandoli….oltre gli orizzonti!
Ma Richard Stolzman chi è? Nato a Ohama in Nebraska, suo padre amava le big band e i dischi di Sinatra, Ella Fitzgerald e Nat King Cole; come molti sassofonisti, possedeva un clarinetto che però non veniva mai suonato. Richard Stoltzman ne trovò la custodia sotto il letto del genitore e: «Ricordo vagamente che un pomeriggio, mentre camminavo a quattro zampe per la casa, trovai quello che pensavo essere un giocattolo carino e di stile, con quei piccoli pezzi che si potevano far rotolare per il pavimento, scintillanti, e poi si potevano unire insieme. Sembra che mio padre abbia deciso che io ero interessato al clarinetto». Cominciò così le lezioni, andò da un insegnante che lo iniziò con Everybody’s classical hits e due cori di Stardust di Hoagy Carmichael con una svisatura per la seconda strofa. La vita culturale di San Francisco non era una realtà per Stoltzman. Non andava ai concerti sinfonici e suonava il clarinetto solo per gli amici e in chiesa. È questo, egli spiega, che gli ha fatto concepire la musica come una «grande distesa» senza steccati rigidi.
Seguì per lui un lungo periodo di preparazione classica, quattro anni all’Ohio State University, tre a Yale e Columbia e dieci estati ai Marlboro Music Festivals. Arrivando a Marlboro egli imparò veramente che cosa significasse fare della musica. Adottò come suoi idoli i veterani come Moise, Serkin, Horszowsky (per la loro vitalità e responsabilità verso pezzi che conoscevano così bene). Egli si ritrovò a studiare con Serkin le stesse sonate di Reger due, tre settimane per tre estati consecutive, studiandole e lavorandoci sopra (senza che fosse prevista l’esecuzione in pubblico). «Si diventa molto umile in una situazione così… vedi, uno pensa di avere una laurea e quindi di essere in cima alla vetta dal punto di vista tecnico… e poi si va in un posto come Marlboro dove si è costretti di mettersi sotto a riconsiderare con più attenzione il proprio modo di vivere la musica. E si potrebbe anche non arrivare mai a capire come deve essere eseguito un brano musicale».
«Siamo così fortunati ad essere musicisti, ed è così importante che la tradizione sia portata avanti e che ci si assumano delle responsabilità come musicisti restando onesti con noi stessi e con la partitura».
Stoltzman è un musicista eclettico, il suono del suo clarinetto tranquillizza l’ascoltatore e lo aiuta ad “entrare” in un pezzo. Come la maggior parte dei musicisti, Richard Stoltzman sente di avere dentro di sé una sorta di purezza che trasmette in un tutt’uno con lo strumento.
Nella PlayList vi ho postato un intero CD dal titolo ‘Visions’, è una sola traccia, l’ultima in fondo; ascoltatela e poi ditemi se non si esce da quaresima……………..

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