PERFER ET OBDURA, DOLOR HIC TIBI PRODERIT OLIM (Ovidio)

Metti un pomeriggio inoltrato di giugno, caldo ‘maialino’ quasi agostano; svaccato sul divanetto aspetto il mio turno da ‘Kut’, (parrucchiere trandy in Via Manara a Muggiò), sfoglio in modo noioso e scontato una rivista messa in un bidet che funge da portariviste, parlotto con ‘Giò’ il mio ‘personal hairdresser’, quando, mi capita sott’occhio un articolo che parla dell’ultimo romanzo di Peter Cameron: “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, mi incuriosisce molto e dopo il ‘restiling’ vado in centro a Monza da Libri & Libri e lo acquisto.
Provo a riassumere un po’ la trama, anche se non è così fondamentale. James, un ragazzino diciottenne un po’ “disadattato”, come viene definito (e come si autoconvince di essere), vive a New York. Finita la scuola, lavoricchia nella galleria d’arte della madre, che presenta opere moderne di un artista giapponese senza nome (bidoni della spazzatura ricoperti dalle pagine della Bibbia…), e dove non entra mai nessuno: sarebbe arduo, d’altra parte, suscitare clamore intorno a opere di tendenza come le pattumiere e/o bidoni  dell’artista giapponese che vuole restare Senza Nome. Per ingannare il tempo, e nella speranza di trovare un’alternativa all’università, dove James non vuole andare, («Ho passato tutta la vita con i miei coetanei e non mi piacciono granché»), cerca in rete una casa nel Midwest dove coltivare in pace le sue attività preferite, leggere Trollope e starsene da solo, o raggiungere la nonna, Nanette, l’unica che lo capisce; oppure continuare a litigare e polemizzare con la dottoressa Adler, la sua psichiatra. Finché un giorno James entra sotto falso nome, in una chat di cuori solitari, e…………….!
I puntini di sospensione sono un espediente di cui io abuso molto ma, in questo caso procedere oltre farebbe torto a uno dei pochi scrittori sulla scena che, chiede e merita di essere letto. Anticipare le avventure e i pensieri di James rischierebbe di mettere in ombra la singolare grazia che pervade questo libro, e da cui ci si lascia avvolgere molto prima di riconoscere, nella sua ironia inquieta e malinconica, qualcosa che pochi sanno raccontare: l’aria del tempo. Questo e quanto. Di più non dirò, se non che Cameron, con piccoli tocchi magistrali di compunta ironia arriva a sfiorare le nostre piccole manie e le paure della nostra società.Chiudo con una citazione dal libro (scritto in prima persona, narrato da James):
Ho solo diciotto anni. Come faccio a sapere cosa vorrò nella vita? Come faccio a sapere cosa mi servirà?

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