IL PUBBLICO DIPENDENTE

“Gli impiegati pubblici non hanno mai goduto di grandi simpatie nel nostro Paese, dai cittadini sono stati sbrigativamente qualificati come ‘la burocrazia’, visti con sospetto e trattati con sdegno. Dopo l’Unità d’Italia e per tutto il XIX secolo quando, i pubblici impiegati erano pochissimi perché esigue erano le funzioni attribuite all’amministrazione pubblica; la polemica antiburocratica è una delle componenti più costanti della società italiana e si pone come trasversale rispetto a ideologie e schieramenti politici. Così, tra movimenti di destra e di sinistra, tra conservatori e progressisti e via discorrendo, si pensa sempre al pubblico impiego come forza accentratrice rivolta alla conquista di privilegi. Proprio perché poco amati, gli impiegati pubblici sono sempre stati ritenuti troppi e le spese loro destinate, eccessive. Conosco molto bene la macchina statale ed il ‘pubblico impiego’ e posso assicurare che ci sono molte persone impiegate in questo ambito che fanno il proprio lavoro con professionalità, impegno, pazienza, persone che conseguono risultati eccellenti affinché il servizio al cittadino sia il più efficiente e pronto possibile; e poi, ci sono i ‘lavativi’, di questi, taluni lo sarebbero comunque anche se impiegati in aziende private, invece molti lo diventano in conseguenza al ‘clima’ e alla situazione oggettiva dell’ente dove prestano servizio. Come ho ricordato sopra, il dipendente pubblico, parte già in posizione di svantaggio, proprio perché con il contratto di assunzione gli viene consegnata in ‘dotazione’ l’etichetta di ‘fancazzista’. Molti dipendenti, ‘lavativi’ lo diventano perché toccano con mano la difficoltà nel scardinare e debellare un certo sistema compiacente che ancora oggi portano ad affidare responsabilità di uffici se non addirittura di intere aziende pubbliche a persone che trovandosi dalla parte politica ‘giusta’ vengono ‘promossi’ ad incarichi dirigenziali che a loro volta devono chiaramente contraccambiare al ‘favore’ assumendo o stipulando contratti di ‘incarichi professionali’ per amicizia o per raccomandazione. In questi ultimi anni, i ‘consulenti’ sono diventati una moltitudine, i quali, rientranti nei ‘requisiti’ sopra citati sono chiamati ad assumere incarichi di ‘consiglieri’ di responsabili o dirigenti già dipendenti dell’ente stesso; uffici e servizi creati ‘ad hoc’, per giustificare l’assunzione e la relativa elargizione economica dell’amico-consulente o peggio, arrivando al paradosso di affidare incarichi di ‘consulenza’ a persone che hanno avuto dei trascorsi non propriamente adeguati al rapporto con l’azienda pubblica stessa. Spero che nessuno si scandalizzi per ciò che ho detto; lo spunto per questo articolo lo avuto leggendo ciò che il Ministro Antonio Di Pietro ha postato nel suo blog ‘LA QUESTIONE MORALE’ del 4 Gennaio 2007, vale la pena di leggerlo e sostenerlo. (http://www.antoniodipietro.it/). Un ultimissima riflessione, vi siete mai domandati quanto percepisce mensilmente un dirigente e quanto un semplice ‘pubblico dipendente’? …………….rimane la consolazione di sapere che l’attuale governo a fissato ad un massimo di € 250.000,00 annue, (prima era a €. 280.000,00!), il compenso per coloro che hanno incarichi di manager in Aziende pubbliche, invece per i semplici dipendenti, la gloriosa etichetta di ‘lavativo’!!


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