GALATEL!! Pronto?…. chi (s)parla?

”Pronto?”: …..sempre e ovunque?
E’ certo che, il cellulare come la posta elettronica ci rendono rintracciabili sempre, dovunque e dappertutto; e se da una parte, in questa che è l’era della tecnologia tout-cour, questi mezzi forniscono una totale disponibilità alla comunicazione, dall’altra, i telefonini squillano dovunque, al cinema, al ristorante, in chiesa durante le funzioni e………persino durante il tragitto accompagnando il caro estinto all’ultima dimora; caselle e-mail che si riempiono di messaggi pubblicitari, catene di Sant’Antonio storie e storielle più o meno idiote e di dubbio gusto o giochini per diversamente inabili!.
Or bene, anch’io faccio parte della moltitudine dei dannati tecnologici; le mie comunicazioni/relazioni corrono veloci su ponti radio del gestore telefonico che sto lautamente ingrassando da un decennio e, forse più!
Ah però!…… quanto siamo lontani da quelle bellissime regole dichiarate e non, formali e informali della cortesia comunicativa di un tempo, sia epistolare che telefonica!
Mi sto chiedendo se non dovremmo rifarci ad una sorta di “bon-ton” della comunicazione?
Secondo me, si!, dato che le buone maniere servono comunque a renderci bene accetti al prossimo, tenendo conto di ciò che può infastidire e di ciò che può essere gradito: un concetto questo che non è ad uso di questo mondo moderno e tecnologico.
Molte volte nelle conversazioni, soprattutto quelle elettroniche, non teniamo conto che dall’altro capo del cavo c’è un essere umano e dunque; quale sarà mai il comportamento da perfetto/a gentiluomo/gentildonna da tenere nelle comunicazioni moderne!?.
IL CELLULARE
Intanto cominciamo con il dire che è assurdo e fastidioso distribuire il numero di cellulare per poi, tenerlo perennemente spento o non rispondere ne alle chiamate ne ai messaggi!
Vediamo dunque la ‘net-iquette’ per:
1) chi chiama: il cellulare rimane una “corsia preferenziale”, riservata a coloro con i quali si ha un rapporto molto stretto. Perciò, per comunicazioni di lavoro bisognerebbe usare il numero di ufficio e per altre telefonate quello di casa. Solo se autorizzati si potrà cercare l’interessato sul cellulare. Dato che la persona è rintracciabile ovunque, c’è sempre il rischio di disturbarla. Perciò non è cortese cominciare a parlare senza darle la possibilità di spiegarci che non può trattenersi al cellulare. Sarebbe meglio non telefonare sui mezzi pubblici, treno compreso. Chi invece e per lavoro, non può farne a meno, cerchi di parlare a bassa voce e limitandosi a risposte concise. Da evitare urla, gesti e dettagli intimi. L’ideale sarebbe allontanarsi in uno scompartimento vuoto o in corridoio. Appuntamento galante? ……Beh, non c’è niente di peggio che cominciare la serata chiamandola con il telefonino dall’automobile e chiedendole di scendere.
2) chi risponde: il cellulare deve essere tenuto spento in molte situazioni quali: i luoghi di culto, i teatri o al cinema, in casa d’altri, negli incontri di lavoro o in quelli galanti, durante un concerto o un evento sportivo in cui è richiesta concentrazione (come un incontro di tennis); magari sarebbe opportuno attivare il servizio di segreteria telefonica e ascoltare i messaggi una volta liberi.
In generale, il telefonino dovrebbe essere usato soprattutto come “cercapersone”. Quindi in presenza di altri (con i quali ci si scusa) si conclude la conversazione con cortesia ma rapidamente, rinviandola ad altro momento.
In un negozio, in posta o in banca, è da maleducati mettersi a chiacchierare sul telefonino mentre un impiegato ci sta servendo e, magari, dietro di noi c’è pure una coda.
Quando si è con una sola persona, l’ideale sarebbe quella di tenere il cellulare con la suoneria al minimo o con la vibrazione, dimostrando totale attenzione e disponibilità verso l’altro, così come a tavola, a casa o al ristorante, il telefonino dovrebbe essere sempre spento e nel caso si aspetta una telefonata importante, si può rispondere soltanto se si è in compagnia di amici intimi, preventivamente avvertiti.
LA POSTA ELETTRONICA ossia la Web “net-iquette”
Anche il web, ossia il mondo virtuale, ha il suo bon-ton o “gala-rete”. A differenza di ciò che accade con la corrispondenza epistolare, la comunicazione via e-mail è disciplinata da norme molto più elastiche: innanzitutto perché si tratta di una realtà nuova, dove le regole si codificheranno col tempo, ma anche perché mette in contatto persone che appartengono a Paesi molto lontani nello spazio, con proprie abitudini, codici culturali e differenti prescrizioni di buona educazione.
All’insegna della velocità
Scrivere e leggere un messaggio elettronico ha un costo. Che è tanto più alto quanto più lungo è il collegamento con la Rete. Perciò non è obbligatorio apporre la firma in fondo al messaggio, visto che può essere sostituita dall’indirizzo di posta elettronica che appare comunque nella e-mail.
Allo stesso modo, sigle e abbreviazioni, come “CMQ” (comunque) o “PDA” (perfettamente d’accordo), asterischi che evidenziano le parole, “faccine” (smiley) che caratterizzano un messaggio ironico, non sono segno di incuria, superficialità o sciatteria.
Attenzione, però: una e-mail formale, per esempio la risposta a un’inserzione di lavoro, richiede molta più cura. Quindi niente fronzoli, errori, simboli, abbreviazioni.
Scrivere un’e-mail in maiuscolo significa “urlare” e viene perciò considerato un atteggiamento aggressivo e maleducato. Come inserirsi in un gruppo di discussione esordendo con un messaggio di aperta critica.
”Pronto?”: …..sempre e ovunque?
E’ certo che, il cellulare come la posta elettronica ci rendono rintracciabili sempre, dovunque e dappertutto; e se da una parte, in questa che è l’era della tecnologia tout-cour, questi mezzi forniscono una totale disponibilità alla comunicazione, dall’altra, i telefonini squillano dovunque, al cinema, al ristorante, in chiesa durante le funzioni e………persino durante il tragitto accompagnando il caro estinto all’ultima dimora; caselle e-mail che si riempiono di messaggi pubblicitari, catene di Sant’Antonio storie e storielle più o meno idiote e di dubbio gusto o giochini per diversamente inabili!.
Or bene, anch’io faccio parte della moltitudine dei dannati tecnologici; le mie comunicazioni/relazioni corrono veloci su ponti radio del gestore telefonico che sto lautamente ingrassando da un decennio e, forse più!
Ah però!…… quanto siamo lontani da quelle bellissime regole dichiarate e non, formali e informali della cortesia comunicativa di un tempo, sia epistolare che telefonica!
Mi sto chiedendo se non dovremmo rifarci ad una sorta di “bon-ton” della comunicazione?
Secondo me, si!, dato che le buone maniere servono comunque a renderci bene accetti al prossimo, tenendo conto di ciò che può infastidire e di ciò che può essere gradito: un concetto questo che non è ad uso di questo mondo moderno e tecnologico.
Molte volte nelle conversazioni, soprattutto quelle elettroniche, non teniamo conto che dall’altro capo del cavo c’è un essere umano e dunque; quale sarà mai il comportamento da perfetto/a gentiluomo/gentildonna da tenere nelle comunicazioni moderne!?.
IL CELLULARE
Intanto cominciamo con il dire che è assurdo e fastidioso distribuire il numero di cellulare per poi, tenerlo perennemente spento o non rispondere ne alle chiamate ne ai messaggi!
Vediamo dunque la ‘net-iquette’ per:
1) chi chiama: il cellulare rimane una “corsia preferenziale”, riservata a coloro con i quali si ha un rapporto molto stretto. Perciò, per comunicazioni di lavoro bisognerebbe usare il numero di ufficio e per altre telefonate quello di casa. Solo se autorizzati si potrà cercare l’interessato sul cellulare. Dato che la persona è rintracciabile ovunque, c’è sempre il rischio di disturbarla. Perciò non è cortese cominciare a parlare senza darle la possibilità di spiegarci che non può trattenersi al cellulare. Sarebbe meglio non telefonare sui mezzi pubblici, treno compreso. Chi invece e per lavoro, non può farne a meno, cerchi di parlare a bassa voce e limitandosi a risposte concise. Da evitare urla, gesti e dettagli intimi. L’ideale sarebbe allontanarsi in uno scompartimento vuoto o in corridoio. Appuntamento galante? ……Beh, non c’è niente di peggio che cominciare la serata chiamandola con il telefonino dall’automobile e chiedendole di scendere.
2) chi risponde: il cellulare deve essere tenuto spento in molte situazioni quali: i luoghi di culto, i teatri o al cinema, in casa d’altri, negli incontri di lavoro o in quelli galanti, durante un concerto o un evento sportivo in cui è richiesta concentrazione (come un incontro di tennis); magari sarebbe opportuno attivare il servizio di segreteria telefonica e ascoltare i messaggi una volta liberi.
In generale, il telefonino dovrebbe essere usato soprattutto come “cercapersone”. Quindi in presenza di altri (con i quali ci si scusa) si conclude la conversazione con cortesia ma rapidamente, rinviandola ad altro momento.
In un negozio, in posta o in banca, è da maleducati mettersi a chiacchierare sul telefonino mentre un impiegato ci sta servendo e, magari, dietro di noi c’è pure una coda.
Quando si è con una sola persona, l’ideale sarebbe quella di tenere il cellulare con la suoneria al minimo o con la vibrazione, dimostrando totale attenzione e disponibilità verso l’altro, così come a tavola, a casa o al ristorante, il telefonino dovrebbe essere sempre spento e nel caso si aspetta una telefonata importante, si può rispondere soltanto se si è in compagnia di amici intimi, preventivamente avvertiti.
LA POSTA ELETTRONICA ossia la Web “net-iquette”
Anche il web, ossia il mondo virtuale, ha il suo bon-ton o “gala-rete”. A differenza di ciò che accade con la corrispondenza epistolare, la comunicazione via e-mail è disciplinata da norme molto più elastiche: innanzitutto perché si tratta di una realtà nuova, dove le regole si codificheranno col tempo, ma anche perché mette in contatto persone che appartengono a Paesi molto lontani nello spazio, con proprie abitudini, codici culturali e differenti prescrizioni di buona educazione.
All’insegna della velocità
Scrivere e leggere un messaggio elettronico ha un costo. Che è tanto più alto quanto più lungo è il collegamento con la Rete. Perciò non è obbligatorio apporre la firma in fondo al messaggio, visto che può essere sostituita dall’indirizzo di posta elettronica che appare comunque nella e-mail.
Allo stesso modo, sigle e abbreviazioni, come “CMQ” (comunque) o “PDA” (perfettamente d’accordo), asterischi che evidenziano le parole, “faccine” (smiley) che caratterizzano un messaggio ironico, non sono segno di incuria, superficialità o sciatteria.
Attenzione, però: una e-mail formale, per esempio la risposta a un’inserzione di lavoro, richiede molta più cura. Quindi niente fronzoli, errori, simboli, abbreviazioni.
Scrivere un’e-mail in maiuscolo significa “urlare” e viene perciò considerato un atteggiamento aggressivo e maleducato. Come inserirsi in un gruppo di discussione esordendo con un messaggio di aperta critica.
”Pronto?”: …..sempre e ovunque?
E’ certo che, il cellulare come la posta elettronica ci rendono rintracciabili sempre, dovunque e dappertutto; e se da una parte, in questa che è l’era della tecnologia tout-cour, questi mezzi forniscono una totale disponibilità alla comunicazione, dall’altra, i telefonini squillano dovunque, al cinema, al ristorante, in chiesa durante le funzioni e………persino durante il tragitto accompagnando il caro estinto all’ultima dimora; caselle e-mail che si riempiono di messaggi pubblicitari, catene di Sant’Antonio storie e storielle più o meno idiote e di dubbio gusto o giochini per diversamente inabili!.
Or bene, anch’io faccio parte della moltitudine dei dannati tecnologici; le mie comunicazioni/relazioni corrono veloci su ponti radio del gestore telefonico che sto lautamente ingrassando da un decennio e, forse più!
Ah però!…… quanto siamo lontani da quelle bellissime regole dichiarate e non, formali e informali della cortesia comunicativa di un tempo, sia epistolare che telefonica!
Mi sto chiedendo se non dovremmo rifarci ad una sorta di “bon-ton” della comunicazione?
Secondo me, si!, dato che le buone maniere servono comunque a renderci bene accetti al prossimo, tenendo conto di ciò che può infastidire e di ciò che può essere gradito: un concetto questo che non è ad uso di questo mondo moderno e tecnologico.
Molte volte nelle conversazioni, soprattutto quelle elettroniche, non teniamo conto che dall’altro capo del cavo c’è un essere umano e dunque; quale sarà mai il comportamento da perfetto/a gentiluomo/gentildonna da tenere nelle comunicazioni moderne!?.
IL CELLULARE
Intanto cominciamo con il dire che è assurdo e fastidioso distribuire il numero di cellulare per poi, tenerlo perennemente spento o non rispondere ne alle chiamate ne ai messaggi!
Vediamo dunque la ‘net-iquette’ per:
1) chi chiama: il cellulare rimane una “corsia preferenziale”, riservata a coloro con i quali si ha un rapporto molto stretto. Perciò, per comunicazioni di lavoro bisognerebbe usare il numero di ufficio e per altre telefonate quello di casa. Solo se autorizzati si potrà cercare l’interessato sul cellulare. Dato che la persona è rintracciabile ovunque, c’è sempre il rischio di disturbarla. Perciò non è cortese cominciare a parlare senza darle la possibilità di spiegarci che non può trattenersi al cellulare. Sarebbe meglio non telefonare sui mezzi pubblici, treno compreso. Chi invece e per lavoro, non può farne a meno, cerchi di parlare a bassa voce e limitandosi a risposte concise. Da evitare urla, gesti e dettagli intimi. L’ideale sarebbe allontanarsi in uno scompartimento vuoto o in corridoio. Appuntamento galante? ……Beh, non c’è niente di peggio che cominciare la serata chiamandola con il telefonino dall’automobile e chiedendole di scendere.
2) chi risponde: il cellulare deve essere tenuto spento in molte situazioni quali: i luoghi di culto, i teatri o al cinema, in casa d’altri, negli incontri di lavoro o in quelli galanti, durante un concerto o un evento sportivo in cui è richiesta concentrazione (come un incontro di tennis); magari sarebbe opportuno attivare il servizio di segreteria telefonica e ascoltare i messaggi una volta liberi.
In generale, il telefonino dovrebbe essere usato soprattutto come “cercapersone”. Quindi in presenza di altri (con i quali ci si scusa) si conclude la conversazione con cortesia ma rapidamente, rinviandola ad altro momento.
In un negozio, in posta o in banca, è da maleducati mettersi a chiacchierare sul telefonino mentre un impiegato ci sta servendo e, magari, dietro di noi c’è pure una coda.
Quando si è con una sola persona, l’ideale sarebbe quella di tenere il cellulare con la suoneria al minimo o con la vibrazione, dimostrando totale attenzione e disponibilità verso l’altro, così come a tavola, a casa o al ristorante, il telefonino dovrebbe essere sempre spento e nel caso si aspetta una telefonata importante, si può rispondere soltanto se si è in compagnia di amici intimi, preventivamente avvertiti.
LA POSTA ELETTRONICA ossia la Web “net-iquette”
Anche il web, ossia il mondo virtuale, ha il suo bon-ton o “gala-rete”. A differenza di ciò che accade con la corrispondenza epistolare, la comunicazione via e-mail è disciplinata da norme molto più elastiche: innanzitutto perché si tratta di una realtà nuova, dove le regole si codificheranno col tempo, ma anche perché mette in contatto persone che appartengono a Paesi molto lontani nello spazio, con proprie abitudini, codici culturali e differenti prescrizioni di buona educazione.
All’insegna della velocità
Scrivere e leggere un messaggio elettronico ha un costo. Che è tanto più alto quanto più lungo è il collegamento con la Rete. Perciò non è obbligatorio apporre la firma in fondo al messaggio, visto che può essere sostituita dall’indirizzo di posta elettronica che appare comunque nella e-mail.
Allo stesso modo, sigle e abbreviazioni, come “CMQ” (comunque) o “PDA” (perfettamente d’accordo), asterischi che evidenziano le parole, “faccine” (smiley) che caratterizzano un messaggio ironico, non sono segno di incuria, superficialità o sciatteria.
Attenzione, però: una e-mail formale, per esempio la risposta a un’inserzione di lavoro, richiede molta più cura. Quindi niente fronzoli, errori, simboli, abbreviazioni.
Scrivere un’e-mail in maiuscolo significa “urlare” e viene perciò considerato un atteggiamento aggressivo e maleducato. Come inserirsi in un gruppo di discussione esordendo con un messaggio di aperta critica.
In generale è cortese avvertire il destinatario che il messaggio è “lungo”, scrivendolo nello spazio “subject”. Inviarlo come “attachment” lo obbligherebbe comunque ad aprirlo, per capire di che cosa si tratta.
Rispettare la privacy
La Rete è uno spazio aperto: è bene ricordarsene prima di divulgare il contenuto di una e-mail personale. Si tratta di una violazione della privacy: perciò è necessario chiedere il consenso del mittente. Il mancato rispetto di questa regola è tanto più grave quante più sono le persone che possono venire in contatto col contenuto dell’e-mail, come accade quando si inoltra la lettera a nuovi destinatari che potrebbero iniziare una catena incontrollabile, dando a loro volta seguito al messaggio.
Il campo “Cc” della posta elettronica permette di inviare una sola volta lo stesso messaggio a più persone. Ma così gli indirizzi vengono resi noti a tutti i destinatari. La diffusione di indirizzi favorisce l’invasione delle caselle di posta elettronica con e-mail pubblicitarie, giochi, scherzi e altri messaggi che possono infastidire chi li riceve (senza contare che, per poter capire il contenuto, si spreca tempo e denaro). Perciò, è meglio utilizzare il campo “Bcc” che occulta gli indirizzi.
….E se si utilizza un indirizzo di posta elettronica in condivisione con altre persone, non bisogna leggere i messaggi altrui!!. (fonte: Galateo2000 di MariaTeresa Truncellito
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