Ciao papà e,……grazie di tutto!
Scrivere in questi frangenti è molto difficile, ma sento di doverlo fare.
L’alba è una cosa un pò strana, a volte rasenta il miracolo andando oltre la creazione, oltre l’inizio del nuovo giorno…..sabato 19 Giugno 2010: sono le 6,38 quando il telefonino poggiato sul comodino trilla, mi sveglio e con un gesto quasi automatico mi viene da pigiare lo stop della sveglia ma, immediatamente mi accorgo che il display segnala il numero dello studio medico della Clinica Ematologica dell’Ospedale S. Gerardo di Monza.
Rispondo intuendo già quel che mi avrebbero detto: “Suo papà nella notte si è aggravato ed è entrato in coma, penso stia morendo”, rispondo tranquillo: “ arrivo subito”……….; il tempo di fare la strada, entro nella camera e mio babbo si era già arreso alla malattia.
All’alba del nuovo giorno mio padre, rinato a vita nuova, con accanto la mia mamma ha celebrato il suo Mistero Pasquale e, se nè andato in silenzio, discretamente, con quella dignità che lo ha contraddistinto lungo i 4 mesi di malattia.
Un male terribile, infame, aggressivo e bastardo, un linfoma maligno lo ha fatto soccombere, in pochissimo tempo, una morte quasi incredibile.
Mio papà ha voluto crederci fino in fondo, con tenacia e forza aveva lottato sottoponendosi diligentemente e in modo remissivo a tutte le cure che gli proponevano; aveva combattuto per lui e per noi; per lui perché amava la vita e per noi che, non eravamo pronti a lasciarlo andare e a perderlo dopo appena 5 anni dalla morte della mia mamma.
Si curava ed avrebbe continuato a vivere dopo questo piccolo incidente di percorso, -pensavo- o almeno lo credevo e ci speravo.
Ma chi era mio padre? Scriverne ora è alquanto difficile, cercare di descriverlo evitando di cadere nei nei luoghi comuni, nel banale o nel melanconico è impresa ardua e complicata.
Una vita dedicata ad alleviare la sofferenza umana: disponibilità a tutto campo per più di 40 anni, capo tecnico di Radiologia in quello che riteneva il ‘suo’ Ospedale, il ‘Santa Corona’ di Garbagnate Milanese.
Non aveva orari, lo trovavi in reparto la mattina presto e, chiunque si rivolgeva a lui per chiedergli l’appuntamento per un esame radiologico, se poteva lo faceva subito: non c’erano code nè per gli appuntamenti nè per gli esami!
Aveva realizzato nella professione la propria vocazione cristiana manifestando il suo ‘Credo’ secondo il Vangelo: una vita spesa per il servizio ai fratelli, una chiamata totale che ha compiuto donando tutto sé stesso fino ad essere colpito dal linfoma. (patologia tipica di chi è stato sovra-esposto alle radiazioni).
Molte cose ho imparato da mio padre e, molte dalla sua sofferenza una tra tutte la fede incrollabile in Dio.
Lui, si è sempre affidato e fidato di Dio, dei suoi disegni anche se alle volte faticosi e ‘umanamente’ incomprensibili, con la consapevolezza che avere fede significa camminare nel buio pesto con la certezza di andare nella direzione giusta percorrendo una strada apparentemente invisibile con le uniche e le sole indicazioni di Dio. – così come dice S. Luca nella seconda parte del suo Vangelo: “l’abbandono incondizionato nelle mani di Dio”-.
E’ per ciò cerco di dare valore anche a questo ‘dolore’, non per quello che vale ma per quello che realmente significa.
Mio papà non era certamente perfetto e, alcuni lati del suo carattere e del mio ci hanno portato “troppe” volte allo scontro ma forse è proprio questo scambio di opinioni schietto e ‘fuori dai denti’ che mi mancherà più di ogni altra cosa.
Avrei molte altre cose da dire ma le lascio al mio cuore ed al mio silenzio, anche perché non è semplice rinchiudere quello che provo in semplici parole, le quali, risultano limitate a contenere la ridda di ricordi e di emozione.
Ora, mio babbo è accanto a mia mamma, non è più qui ma rimarrà per sempre dentro di me, in ogni modo, perchè nessuno potrà mai togliermi tutte le emozioni ed i ricordi che mi ha donato; ma pensando sempre a “ieri” si corre il rischio di non vivere bene “oggi” e non è quello che lui avrebbe voluto.
“Guardo una stella in cielo, e capisco che, per quanto crediamo essere distanti, riusciamo entrambi a vederla e a toccarla. Quella piccola stellina è ciò che siamo e ciò che abbiamo provato e vissuto insieme, è ciò che siamo e che proviamo ora, la potremo sempre ritrovare lassù così come io ritroverò i suoi insegnamenti ed i nostri ricordi”.
Addio Papà mio, grazie di tutto e, ricordati di abbracciare la mamma……….Buon Viaggio!
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