BICICLETTE, PEDALI E DONNE DI TEHERAN
Le donne, a Teheran non posso montar in bici e liberamente pedalare!Ho imparato ad andare in bici all’età di cinque anni con una biciclettina ‘reciclata’, (e poi dicono che il riciclo è cosa di questo ultimo decennio…..ma quando mai!), con le due ruotine di dietro giravo nel cortile di casa fatto di ghiaia, pedalavo e facevo una fatica del demonio, ricordo, che non era divertente ma solo molto molto stancante.
Quando mio babbo mi tolse le ruotine, alla prima discesa in piazzetta centrai in pieno il fontanile!; conseguenza: io e la biciclettina eravamo diventati un tutt’uno, con una scarpina incastrata nei raggi e l’altra infilata nello scarico delle acque lungo il bordo del marciapiede.
Al contrario, mia sorella Maria in bicicletta era un fenomeno, con la propensione ad un futuro di ingegnere ‘civile’ ha misurato più volte lei, la lunghezza della cinta di casa che gli ispettori del catasto, finendo poi, per la gran velocità e la foga nel salutare, per abbarbicarsi su di una montagnetta(con la mitica bici da ‘donna’ di mia Mamma) di macerie, temporaneamente accatastate in prossimità della casa in ristrutturazione della Palmira! Non vi sto a raccontare il gran spavento che prese la Palmira, nel vedere una crescità così improvvisa delle macerie da rimuovere! e da qui, mia sorella capì che non sarebbe mai diventata un ‘corridore’!
Io invece, ho anche "ereditato" una serie di biciclette che portavo via e lasciavo ogni dove, ma l’amore per il ciclismo non è mai scattato, colpa forse o degli orrendi pantaloncini imbottiti o per le molteplici impastate contro i muri; chissà!.
Insomma, avete capito che non amo pedalare, ma che le donne iraniane non possano beatamente inforcare una semplice bicicletta, altrimenti il corpo verrebbe esposto alla ‘pubblica visione’; anzi, addirittura stanno progettando una bici con cabina per nascondere parte di esso. Beh, ciò vi da la misura di quanto le donne di Teheran debbano ancora ‘pedalare’ per cambiare il mondo in cui si ritrovano a vivere!.

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